Intolleranza al lattosio: sintomi e cosa mangiare

Intolleranza al lattosio: sintomi e cosa mangiare - Sonia Musumeci

L’insufficienza o la carenza dell’enzima lattasi negli individui è responsabile di malesseri generali più o meno importanti a carico del sistema intestinale e gastrointestinale. Questi si verificano a causa dell’incapacità dell’organismo di digerire il lattosio, ovvero lo zucchero contenuto nel latte, con correlato gonfiore, dolore, diarrea e nausea: si tratta dei sintomi principali derivanti dall’intolleranza al lattosio, una condizione che provoca al paziente una reazione non allergica ma molto fastidiosa. Il problema non necessariamente è genetico, in alcuni pazienti può infatti manifestarsi in età adulta.

Perché si verifica?

Si tratta di una condizione strettamente legata alla mancanza dell’enzima necessario alla digestione del lattosio, cosiddetta “lattasi”. Quest’ultimo è fisiologicamente presente nei bambini piccoli, ma con lo sviluppo tende a essere prodotto in quantità minori, di fatto non sufficiente ad assicurare una buona digestione del lattosio contenuto negli alimenti, portando così a sintomi fastidiosi come gonfiore, meteorismo e, in generale, disturbi intestinali.

L’intolleranza al lattosio è un disturbo che trae origine nell’intestino tenue, e scaturisce dal fatto che il lattosio per essere digerito bene deve essere preliminarmente scomposto nei due zuccheri semplici che lo costituiscono: il galattosio e il glucosio. Questa divisione avviene proprio tramite l’enzima lattasi, che ha l’importante funzione di favorire l’assimilazione da parte dell’intestino tenue di determinati alimenti, trasformandoli in elementi più semplici. Il disturbo, dunque, scaturisce proprio perché, nei soggetti intolleranti, il lattosio non viene digerito adeguatamente e rimane a fermentare nell’intestino (il lattosio viene scomposto nell’intestino dalla lattasi: un enzima la cui produzione è da imputare alla mucosa interna dell’intestino tenue).

Non tutti i pazienti soffrono dello stesso livello di gravità del disturbo: il grado di intolleranza dei singoli soggetti dipende da quanto è elevata, nell’organismo, la mancanza dell’enzima responsabile della digestione del lattosio, se è semplicemente insufficiente o totalmente carente.

Ne deriva che alcune persone, pur essendo intolleranti, sono perfettamente in grado di assumere piccole dosi di lattosio senza conseguenza alcuna per la salute, perché la quantità di enzima lattasi prodotta dal loro organismo è comunque in grado di digerire quantità moderate di lattosio.

Le varie forme di intolleranza al lattosio

Così come non esiste un’unica forma di intolleranza al lattosio, anche la gravità dei sintomi e delle reazioni avverse che gli individui manifestano possono essere molto diverse da persona a persona, e proprio per questo è bene che i pazienti intolleranti facciano attenzione a non sottovalutare il disturbo, tenendo conto che esistono quattro tipi di intolleranza al lattosio: primaria, secondaria, evolutiva e congenita.

L’intolleranza primaria, da ritenere la più comune rispetto alle altre tipologie, è strettamente correlata all’avanzare dell’età: si verifica cioè quando la quantità di lattasi si riduce nel tempo, senza alcuna manifestazione sintomatica in età infantile (l’insorgenza si verifica infatti nella tarda infanzia o nei primi anni dell’età adulta).

L’intolleranza secondaria, invece, è collegata alla presenza di lesioni nel tratto intestinale tenue, e la sua insorgenza potrebbe scaturire da infezioni, celiachia o, in generale, malattie intestinali.

L’intolleranza al lattosio evolutiva è tipica dell’età dello sviluppo, e può insorgere nei bambini prematuri.

Seppure molto rara, infine, esiste anche l’intolleranza congenita, ovvero genetica degli individui. In questi casi si verifica perché, fin dalla nascita, l’organismo non produce alcun enzima lattasi, o ne produce in quantità non sufficienti a un’adeguata digestione.

Cosa fare in caso di intolleranza al lattosio?

Il passo fondamentale da seguire, se si soffre di questa intolleranza, è rappresentato dall’esclusione nella propria dieta quotidiana di alimenti contenenti il lattosio, ovvero di latte e derivati, consumando cibi sostitutivi come prodotti delattosati o fermentati (naturalmente carenti di lattosio).

È bene fare attenzione anche alla presenza di lattosio occulto nei prodotti alimentari, ovvero di quello contenuto in ingredienti e additivi. Alcuni tipi di alimenti contengono quantità di lattosio molto limitate (si tratta ad esempio degli yogurt naturali), ma non per questo possono essere consumati da tutti i pazienti intolleranti: se l’organismo di alcune persone è in grado di digerire questi alimenti, soffrendo di un’intolleranza lieve, altri manifestano comunque disturbi, perché gravemente intolleranti.

Il trattamento contro i sintomi derivanti dall’intolleranza al lattosio è dunque di tipo preventivo: bisogna evitare tutti i cibi con lattosio, soprattutto i latticini, e assumere integratori alimentari contenenti l’enzima lattasi, in modo da sopperire alla carenza nell’organismo.

Cosa succede se una persona intollerante introduce il lattosio nella sua alimentazione?

Le manifestazioni tipiche dell’intolleranza al lattosio si verificano in genere da mezz’ora a due ore dopo l’assunzione dell’alimento contenente lo zucchero del latte. I sintomi derivanti da questo disturbo sono molto vari, e non sempre si sviluppano simultaneamente in tutti gli individui: nella maggior parte delle persone intolleranti si verificano gonfiore addominale, crampi e flatulenza. Nei casi più gravi possono essere presenti anche diarrea, nausea, borborigmi e persino episodi di vomito.

Questi sintomi si manifestano perché, avendo il soggetto intollerante una carenza di lattasi, il suo organismo non riesce a digerirlo e a livello intestinale se ne produce l’accumulo, portando alla fermentazione della flora batterica con conseguente sviluppo di gas.

Nei bambini i sintomi possono includere soprattutto diarrea e scarso aumento di peso. Il disturbo non è in grado di produrre alcun danno al tratto digerente.

Cosa mangiare in caso di intolleranza al lattosio

Oltre agli alimenti delattosati, e derivati delattosati, le persone intolleranti al lattosio possono mangiare formaggi stagionati come il parmigiano, il grana e l’emmental. Anche i derivati fermentati come lo yogurt possono essere introdotti nella propria alimentazione, se contengono fermenti come il Lactobacillus Acidophilus.

I soggetti che soffrono di intolleranza per carenza totale di enzima lattasi, come avviene nella forma congenita, devono fare attenzione anche alle semplici contaminazioni.

Quanto durano i sintomi?

La fermentazione nel tratto intestinale non è un fenomeno esclusivamente relativo al lattosio: qualsiasi altro residuo alimentare non digerito permane a lungo nel tratto intestinale e dà luogo al cosiddetto processo di fermentazione, fattore che provoca l’accumulo di liquidi nel colon ed è direttamente responsabile dell’aumento di gas. Per questo motivo, oltre a meteorismo, flatulenza e gonfiore, sono spesso presenti anche stitichezza e dolori addominali.

Talvolta possono manifestarsi eruzioni cutanee e sintomi come mal di testa e stanchezza. Generalmente i sintomi si sviluppano una o due ore successive al pasto contenente lo zucchero del latte, ma questo fattore può cambiare considerevolmente da paziente a paziente, perché è correlato alla gravità dell’intolleranza.

Le manifestazioni sintomatiche successive all’assunzione alimentare variano infatti in base a diversi fattori, in primis dalla composizione generale dell’alimento consumato (se il pasto è molto abbondante, prima della manifestazione dei sintomi passa più tempo), e poi dalla quantità ingerita di lattosio. Solitamente i disturbi intestinali e i rash cutanei insorgono in un arco di tempo compreso tra mezz’ora e due ore dall’assunzione del prodotto con lattosio. Anche la durata delle manifestazioni cambia da soggetto a soggetto, ed è influenzata dalla quantità assunta di lattosio.

Nei pazienti con grave intolleranza, le manifestazioni sintomatiche possono perdurare fino a 24 ore, o addirittura persistere per più giorni. Mentre le intolleranze moderate in genere si risolvono in poche ore.

Intolleranza al lattosio vs allergia al latte

L’intolleranza al lattosio è uno dei disturbi alimentari più diffusi e in crescita nella popolazione mondiale, ma non va confusa con l’allergia al latte vaccino. Quest’ultima patologia, infatti, non è correlata all’incapacità del tratto intestinale di digerire correttamente il latte, ma scaturisce da una risposta del sistema immunitario causata dalle proteine contenute nel latte, con correlate manifestazioni sintomatiche diverse e in genere molto gravi per la salute di chi ne soffre.

Come viene diagnosticata l’intolleranza al lattosio?

Ai fini della formulazione della diagnosi, è importante capire se i sintomi si verificano successivamente all’assunzione di alimenti caseari, ma al riguardo è necessaria una valutazione da parte di uno specialista.

Quest’ultimo, dopo l’analisi dei sintomi manifestati dal paziente, è in grado di valutare l’eventuale presenza di questa intolleranza, e sospetta il disturbo quando il paziente lamenta l’insorgenza dei sintomi suddetti dopo il consumo di prodotti alimentari contenenti lattosio.

Talvolta, è sufficiente sospendere per un certo periodo di tempo gli alimenti caseari per trovare conferma della presenza di questa intolleranza: se dopo un periodo di prova di 3-4 settimane i sintomi scompaiono, ma ricompaiono quando il paziente riprende nuovamente il consumo dei prodotti con lattosio, la diagnosi di intolleranza trova conferma.

Talvolta l’accertamento del disturbo viene eseguito dallo specialista con un apposito test sul respiro all’idrogeno.

Il test del respiro all’idrogeno (Breath test)

Il “Breath test“, test del respiro all’idrogeno, è un esame medico con finalità diagnostiche. Prima di sottoporsi alla valutazione, è necessario che il paziente assuma una piccola dose di lattosio, in modo da accertare, prima e successivamente alla sua assunzione, la quantità di gas idrogeno presente nel suo respiro, valutando questo aspetto ad intervalli di circa un’ora.

L’utilità di tale strumento scaturisce dal fatto che i batteri intestinali, quando digeriscono lattosio non assorbito, producono idrogeno, permettendo così di diagnosticare la presenza dell’intolleranza, valutando se la quantità di idrogeno aumenta in modo rilevante dopo l’assunzione del lattosio. Data la sua relativa sensibilità, il test di intolleranza al lattosio non viene sempre eseguito sui pazienti.

Dopo l’assunzione di prodotti contenenti lattosio, lo specialista provvederà a monitorare i sintomi manifestati dal paziente, misurando più volte la quantità di glucosio contenuto nel sangue (questo perché, normalmente, le persone che non riescono a digerire il lattosio non manifestano sintomi, ma la quantità del glucosio nel sangue aumenta in modo rilevante; mentre chi riesce a digerire normalmente il lattosio manifesta in genere diarrea e meteorismo dopo circa mezz’ora dall’assunzione dell’alimento, senza che la quantità di zucchero nel sangue aumenti).

Perché è importante non trascurare l’intolleranza al lattosio?

Trascurare l’intolleranza al lattosio può avere importanti conseguenze sulla salute del paziente: la più grave è data dalla possibilità che si instauri una “disbiosi intestinale” capace di esporre l’organismo a un elevato rischio di infezioni, come ad esempio candida o cistite.

L’infiammazione che scaturisce dall’intolleranza nell’organismo, inoltre, può persino compromettere la funzione barriera dell’intestino, provocando mal di testa, spossatezza, fastidi muscolari, tachicardia e problemi di infertilità.

Diagnosticare l’intolleranza al lattosio con uno specialista

Per diagnosticare l’intolleranza al lattosio è necessario consultare uno specialista. La Dott.ssa Sonia Musumeci, specializzata in allergologia e immunologia clinica, vanta una competenza pratica nella gestione di allergie e intolleranze, nei pazienti adulti e in età pediatrica.

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